Il cane tira al guinzaglio, perchè?

Una delle caratteristiche maggiori che identificano la modalità di comportamento di una persona adulta e matura, è rappresentata dall’autocontrollo, questo permette alle persone di sviluppare la miglior reazione possibile di fronte alle situazioni, sia che queste siano di tipo piacevole od avverso.

Anche nei nostri cani lo sviluppo dell’autocontrollo rappresenta un’ottima risorsa, molti educatori durante i processi educativi, cercano proprio di fare emergere queste caratteristiche anzichè lo sviluppo esclusivo di esercizi addestrativi. Ne potrete anche sentire parlare come atteggiamento passivo, arousal basso, livello energetico minimo.

Dobbiamo quindi identificare quello che possiamo indicare come atteggiamento corretto, proviamo a pensare cosa vorremmo che accadesse quando il nostro cane incontra un altro suo simile per strada ed entrambi fossero al guinzaglio coi rispettivi proprietari.

Dovremmo dare grande importanza alla corretta comunicazione tra noi umani ed il cane attraverso il corretto utilizzo del guinzaglio, per cui fin dai tre mesi far compiere delle esperienze perchè questa comunicazione sia il più possibile condivisa.

Il cucciolo potrà così conoscere che il guinzaglio lasciato lento, rappresenti per lui una libertà di comportamento, mentre il sentirsi trattenuto equivalga alla non possibilità di continuare quell’azione, per cui di sviluppare una alternativa o il lasciar perdere.

Dobbiamo pensare che uno dei maggiori problemi che si riscontrano in educazione è derivante proprio dalla mancanza di comunicazione tra cane e proprietario. Per quanto banale sia questa affermazione risulta altrettanto vera, un cane che tira al guinzaglio ha imparato dal proprio umano a farlo.

L’apprendimento come nell’essere umano, funziona in maniera molto semplice, esiste una motivazione, che è l’obbiettivo che vorremmo raggiungere, l’azione che compiamo per ottenere questo, il risultato rappresentato quindi dall’aver raggiunto o meno attraverso l’azione compiuta l’obbiettivo che ci si era posti.

Quando passeggiando le prime volte coi nostri cuccioli, non ci poniamo mai l’idea che loro stiano già apprendendo, col fatto che le dimensioni sono contenute e la forza con cui tirano è limitata, iniziamo a seguire i loro movimenti con una costante trazione contraria al guinzaglio, ignorando in questa maniera il fatto che il cane interpreti in quel momento che al guinzaglio per muoversi si debba tirare.

Questo rappresenta per cui una errata comunicazione, perché nel futuro le pretese dei proprietari sono quelle che il cane non tiri per raggiungere gli obbiettivi.

Per cui a livello comunicativo è come se indicassimo che il NO per un essere umano detto nell’intento di non poter fare una cosa, rappresentasse invece l’acconsentire a farla.

Quindi trovandoci col cucciolone al guinzaglio cerchiamo di analizzare al meglio la situazione e di renderla il più adeguata possibile ad un comportamento educato. Partendo dal presupposto che la visione dell’altro cane rappresenti una stimolazione positiva che induca il nostro cane a giocare potremo quindi sviluppare diverse situazioni.

La prima che sconsiglio sempre è quella di lanciarsi direttamente verso l’altro cane, questo indurrebbe il vostro animale a fiondarsi da ogni suo simile anche una volta diventato adulto, avendo la pretesa che i rapporti fra cani anche sconosciuti si sviluppino sempre in maniera amicale. Vi chiedo quindi se voi siete amici di tutte le persone che incontrate per strada? Io se vado a Bologna dove non conosco nessuno e mi metto a salutare tutte le persone sotto i portici, abbracciandole e dando loro piena confidenza, non credo che sarò preso per una persona amichevole, tutt’al più verrò identificato come uno squilibrato!

Dobbiamo inoltre tenere presente che anche i cuccioli più socievoli, maturano, sviluppando ormoni che inducono sia loro che gli altri cani ad atteggiamenti di conflitto, per cui rispettiamo a pieno la loro natura e non insegnamo comportamenti che nulla hanno a che vedere col reale interagire tra cani.

Cosa possiamo creare come alternativa? Abituare i cani a sviluppare prima dei comportamenti di evitamento.

Un attimo, molti si chiederanno cosa è l’evitamento?

L’evitamento è uno dei tanti segnali calmanti che utilizzano i cani, in questo caso si tratta di girare la testa o le spalle all’interlocutore, questo comportamento, sviluppa un rilassamento in chi lo effettua e induce ad avere un comportamento più mite al soggetto a cui è rivolto.

Fare in modo che il proprio cane sappia mettere in atto un segnale calmante di questo genere, permetterà in futuro che il cane lo faccia anche di sua spontanea volontà quando lo riterrà più opportuno, senza che questo debba essere richiesto od imposto.

A seguito del evitamento potremo compiere varie azioni, ad esempio premiare per rinforzare lo stato di evitamento, aspettare per rafforzare nel cane il proprio autocontrollo, una volta tranquillo avvicinarlo all’altro cane (ovviamente se socievole e se concordato col proprietario), fino ad allontanarci senza che avvenga nessuna relazione sociale, così da non creare un’abitudine che faccia pensare al cane di doversi relazionare ad ogni suo simile incontrato.

Un comportamento molto corretto da parte dei proprietari e di conseguenza come sviluppo comunicativo per i propri cani, è quello di fermarsi a qualche metro di distanza gli uni dagli altri, aspettare che i rispettivi animali si calmino, per poi scambiarsi di posto attraverso un movimento rotatorio che non permetta ai cani ancora d’incrociarsi, questo permette ai due animali di annusare i ferormoni rilasciati sul terreno dall’altro cane, dobbiamo infatti conoscere che i cani ancor prima di una comunicazione corporea e posturale, utilizzano quella olfattiva, rilasciando ferormoni che sviluppano messaggi di socialità e non.

La possibilità di comunicare in questa maniera per i cani, prima di un confronto diretto, in moltissimi casi previene il rischio che due cani si aggrediscano fra di loro, preferendo spesso a quel punto di ignorarsi ed evitarsi l’un l’altro.

E’ molto importante insegnare al cane, ad aspettare e calmarsi, questo produce un’abbassamento dello stato adrenalico, di conseguenza una maggiore capacità di concentrarsi sulle interazioni olfattive di comunicazione. Ricordo sempre ai proprietari che un cane che guarda sempre fisso un obbiettivo non tende a calmarsi, infatti la vista viene utilizzata in particolar maniera durante la predazione, ancor peggio nei momenti di allerta legati al timore, ed ancora durante i conflitti gerarchici, ovviamente tutte situazioni dove il cane mostra una situazione mentale molto attiva. Spesso mi è capitato di vedere che per essere calmati coi propri simili, molti cani vengano messi seduti con imposizione al fianco del proprietario, questa situazione non tende a calmare i cani, anzi l’atteggiamento viene anche rinforzato dall’elargizione di premi, tutto ciò serve solo ad indicare al cane ciò che debba fare durante un momento di controllo da parte del proprietario, ma non è d’aiuto a sviluppare un comportamento di rilassatezza replicabile poi spontaneamente dal cane stesso.

Vi domanderete, ma se il mio cane già più adulto non si calma cosa devo fare?

Come affrontato precedentemente, uno dei segreti di un buon rapporto è la comunicazione, il capirsi reciprocamente.

Dovremo quindi essere capaci ad analizzare quali siano gli elementi che non ci permettono di avere un rapporto idilliaco, dobbiamo però essere bravi ad individuare con notevole precisione questi elementi e non volendoli inglobare tutti in un gran calderone.

Vi faccio notare una cosa, la maggior parte delle persone che si avvicina ad Centro Cinofilo con un cane adulto, si lamenta prevalentemente che il proprio cane tira al guinzaglio, ma nessuno vi indicherà quali siano gli svariati motivi per cui il cane faccia così, un cane può tirare innanzi tutto perché nessuno gli ha mai insegnato a non farlo, spesso questa è la ragione più ovvia, ma può tirare particolarmente quando vede gli altri cani o per interagire attraverso i marcaggi, potrebbe essere intimorito dall’ambiente, od anche particolarmente entusiasta per l’uscita stessa o per le aspettative verso il luogo a cui si è diretti, potrebbe agitarsi nel vedere le persone, può considerare come prede le biciclette che gli passano a fianco, ecc… Spesso è l’insieme di vari fattori che và preso in considerazione, la comunicazione, la gestione delle istintualità, le esigenze del cane stesso, i ruoli che gestiscono la relazione sociale.

Quando per cui il metodo educativo, non si adatta alle varie motivazioni che portano un cane a compiere una determinata azione, ci ritroveremo sempre ad una non totale capacità di gestione.

Diventa per cui fondamentale da parte dei proprietari compiere delle tappe che permettano il raggiungimento del comportamento finale, in maniera lineare e maggiormente comprensibile, i maggiori successi si fondano su una corretta costruzione, come nello sport spesso un’azione vincente nasce da uno schema e non alla rinfusa da una situazione episodica.

Nel poter quindi affrontare una passeggiata al guinzaglio che possa rappresentarsi il più collaborativa possibile, sarà quindi fondamentale sviluppare la giusta comunicazione, questo significa che dobbiamo rendere comprensibile al cane ciò che indichiamo attraverso il guinzaglio, la comunicazione posturale e le indicazioni vocali, ma non risulterebbe sufficiente, dovremmo anche poter adattare i comportamenti riferiti agli stimoli che man man si possano affrontare, a tal proposito vorrei precisare un aspetto, se per gestire un cane di fronte ad uno stimolo, l’unico metodo che mettiamo in atto è quello di distrarlo con uno stimolo superiore, esempio il cane tira perché sente un odore, noi ci facciamo seguire attraverso un premio più appetibile del odore stesso, cosa pensate che avvenga quando non si ha più il premio in mano? Ovvio il cane riprende a tirare per l’odore. Questo non vieta di premiare i cani, ma vuol solo far riflettere che i premi non vanno usati come esche, ma come gratificazioni per rafforzare un comportamento che si ritiene più opportuno.

Molti educatori, cercano d’insegnare che desistere e non fissarsi sugli stimoli possa risultare più gratificante per i cani, senza che questo rappresenti una frustrazione per loro, ricordando che nessun cane nasce per essere tenuto al guinzaglio, ma quanto questo sia indispensabile nella gestione quotidiana della maggior parte di essi, per cui vorrei sottolineare come non debba rappresentare esclusivamente uno strumento di controllo, ma quanto possa essere vissuto dal binomio cane proprietario come un elemento di condivisione, comunicazione e collaborazione.

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